Giovani sfigati?
Emilio Masina
Prima i giovani italiani sono stati definiti “bamboccioni”, poi “la parte peggiore dell’Italia” e ora sono chiamati “sfigati”. Perché ministri e viceministri di diversi governi italiani si accaniscono ad irridere i giovani adulti che non riescono in tempi rapidi a laurearsi e a trovare una casa e un lavoro stabile? Colpisce l’insistenza di quanti, installati in un ruolo di potere, irridono gli svantaggiati. Ma, ancora di più che, in un mondo complesso come il nostro, le categorie usate siano ancora prettamente individualistiche: è il soggetto l’artefice del suo insuccesso e nulla conta il contesto in cui è inserito. Eppure questi signori provengono da famiglie e ambienti privilegiati che li hanno proiettati in carriere velocissime, quasi fulminee (il viceministro Martone era ordinario a 29 anni quando in Italia un comune mortale diventa ordinario, se lo diventa, dovendo affrontare la schiera di agguerriti raccomandati, non prima dei cinquanta-sessanta); oppure si sono appoggiati a partiti e gruppi di potere, difendendo anche gli indifendibili pur di lucrare una posizione di vantaggio.
Il sistema capitalistico ha bisogno di illudere la gente che si va avanti solo con il merito e non con le opportunità: ad esempio, l’accessibilità a decorose condizioni di vita e, soprattutto, ad una buona istruzione. Così l’ascensore sociale, che dovrebbe consentire ai figli dei poveri di migliorare le proprie condizioni di partenza, è fermo, mentre le diseguaglianze sono sempre più in aumento.
Anche gli adolescenti e i giovani adulti disagiati che seguiamo in cooperativa e nei nostri studi usano a volte le stesse categorie individualistiche, anche se si trovano dall’altra parte della piramide: la parte di chi non riesce a farcela. Hanno famiglie problematiche ma premurose, insegnanti capaci e psicologi preparati. Eppure sembrano ignorare quello che l’ambiente offre loro. Dicono che è inutile sforzarsi, che sono nati sfigati. Si rifiutano di fare fatica. Per non deludersi, rifiutano qualsiasi speranza.
Dal vertice e dalla base della piramide adulti che sembrano onnipotenti e giovani che si dicono impotenti invece che assumersi la loro quota di responsabilità per cambiare il mondo colludono nell’avallare una società falsa e ipocrita, dove solo il denaro e l’asservimento ad un “santo in paradiso”, tracciano la rotta da seguire.
Voi cosa ne pensate?
2 commenti:
Gentile dott. Masina,
mi permetto di esprimere la mia opinione di mamma di un bambino di 9 anni che sarà un futuro adolescente. Credo che gli adolescenti abbiano bisogno di adulti, che all'interno del proprio ruolo, contribuiscano a sviluppare ed accrescere la loro autostima consentendo loro di sperimentarsi in esperienze che possano restituire loro competenze. Credo sia importante accompagnare i nostri figli all'interno di attività: sportive, culturali e scolastiche, sostenendo i loro traguardi individuali. Creso sia importante proiettarli nel futuro in cui ognuno deve ritagliarsi il proprio posto, certo con le difficoltà che l'attuale società ci prospetta dove sembrano debbano sopravvivere solo i "migliori". Spero di poter aiutare mio figlio a trovare il proprio posto qualunque esso sia: artigiano o intellettuale, purchè si senta realizzato.
Cara signora Marisa,certo l'apporto di un adulto competente e, di solito, una mamma lo è, può aiutare il figlio a crescere e a individuarsi, come diciamo noi psicologi. Tuttavia,la realizzazione di un figlio, il suo benessere passa anche attraverso la relazione con un contesto "buono", con persone e organizzazioni che non pensino solo al profitto, che siano capaci di interrogarsi sul proprio funzionamento, di fare autocritica e di introdurre cambiamenti. Oggi purtroppo, anche per colpa di tutti noi, si va in un'altra direzione. Faccio solo un esempio: diverse aziende organizzano corsi per funzionari, volti a plagiare, con strane filosofie statunitensi, il proprio personale. Con slogan del tipo: “Se qualcuno ti tratta male, è perchè tu lo permetti”; oppure: “Tutto quello che ti succede, dipende da te”.Sono filosofie fasciste che cercano di imporre una filosofia della vita in cui, come anche lei rileva,si deve instaurare una sorta di lotta della sopravvivenza: e che vinca il migliore! Voglio dire che dobbiamo occuparci anche di creare e sostenere istituzioni e contesti dove i diritti e le opportunità dell'uomo siano promossi e salvaguardati e possano sostenere le risorse degli individui. Altrimenti i figli, quando escono dalle famiglie amorevoli per inserirsi nel mondo scopriranno, con dolore, di essere vissuti sotto una problematica campana di vetro.
Emilio Masina
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