I miei pazienti adolescenti, invece, sono arrivati eccitati: il ragazzo quindicenne è arrabbiato perché aveva chiesto di rimanere a casa a dormire ma i genitori non hanno capitolato; la sedicenne, in difficoltà con la scuola, ha confessato che lei e i suoi compagni speravano che il terremoto danneggiasse gravemente l’edificio, in modo da avere la promozione assicurata. Il giovane adulto ventunenne, suicida potenziale, impegnato in un faticoso percorso di separazione dai genitori e individuazione di una strada personale, ha fantasticato di rimanere sepolto insieme a tutti gli altri: “Meglio sepolti insieme, che sentirmi isolato, incapace di lasciare un segno nel mondo!”.
Per gli adolescenti i rivolgimenti della terra sono meno importanti di quelli del loro mondo interiore. Dovendo scegliere, preferiscono i primi. Pare loro di riuscire ad addomesticarli e usarli a proprio vantaggio. I terremoti interni no. Quelli, mettono veramente paura.
Emilio Masina
2 commenti:
Non saprei descrivere meglio quello che succede a me e ai miei coetanei (ho 17 anni).
"I terremoti interni no.Quelli, mettono veramente paura." è esattamente così! Ciò che succede nel mondo mi sembra così lontano, mi sembra che i problemi del nostro pianeta quasi non mi riguardino, a volte. Soffrire è quello che mi spaventa davvero; sentirmi scombussolata e un po' confusa è la cosa che, forse, più temo. Quando noi adolescenti siamo tristi, tutto diventa troppo distante per preoccuparci.
Cara Giulia, grazie di averci scritto.E' fisiologico che voi adolescenti siate più interessati al mondo interiore che a quello esteriore:avete bisogno di mettere a fuoco la vostra mente,di imparare a pensare emozioni e sentimenti, di contestualizzarle. Gradualmente vi accorgerete che tra quello che succede "dentro" e quello che succede "fuori" ci sono molte, ricche e interessanti relazioni e che è proprio la competenza ad esplorarle e trattarle che può offrire un senso di sicurezza e di padronanza della propria vita.Il suo commento, comunque, mi pare indicare che è sulla buona strada! Cominciare a contattare e a descrivere il proprio disagio e individuare degli interlocutori che possano aiutare a dargli un senso, rappresentano un'apertura alla relazione con sé e con gli altri.
Auguri di una buona vita, Emilio Masina
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